2010/11/02

La Verità è il Messaggio

Daniel Patrick Moynihan disse (o si dice abbia detto) che abbiamo diritto a possedere una serie di nostre opinioni, ma non abbiamo il diritto a possedere una serie di nostri fatti.
In un momento in cui gli organi di informazione tradizionali hanno già ceduto una fetta consistente della loro capacità di influenzare i pareri ai rappresentati web della sinistra e della destra, non si sentono dunque entrambe le parti in diritto di possedere fatti propri?
E grazie alla nascita dei social media come modalità sempre più dominante di diffusione delle informazioni, ci stiamo stiamo avvicinando ad un momento in cui la verità stessa diventerà un'ulteriore merce che può essere comprata e venduta sul mercato del social-media?
Il momento, come non lo è mai stato, rappresenta un'era in cui la "verità" non si tocca più con mano, ma si apprende: dalla TV, dalla Rete, dalla Radio o dagli amici.
Dunque la verità e la verosimiglianza iniziano a non distinguersi più; fanno parte dello stesso filone narrativo. Ognuno sceglie la propria trama, il proprio canovaccio, il proprio canale preferito il sito da cui attingere la versione preferenziale.

Ecco dunque la Verità: un espressione della comunicazione, del linguaggio comunicativo. Una tautologia che richiede solamente di essere coerente con se stessa, e non con i fatti, che servono solo come ispirazione per la verità. Le opinioni comuni diventano vere e vengono trasmesse come tali, filtrate dai mezzi.

L'informazione assume dunque un valore, un valore di mercato; la verità viene acquistata per essere divulgata tramite un mezzo.

La verità è un tag, un'etichetta, che si può appiccicare ad un concetto, una nozione o una notizia. Basta cliccare "mi piace", retwittarla, oppure votarla.
Quello che sta in cima è vero; il resto anche, ma non abbastanza.
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