2011/04/15

Leccaculismo online, di ieri e di oggi e forse di domani

Nel 2006, in una lunga e ancora attuale intervista, il compianto Fabio Metitieri così commentava il fenomeno ai tempi emergente dei "bloggher":
Difficile dire come e perche’ un blog ha piu’ audience di un altro. E’ facile capire perche' Grillo e’ un grande comunicatore con un enorme seguito, o anche che Brontolo era divertente, ma in molti altri casi per la popolarita’ puo’ contare molto anche il solo fatto di essere on line da lungo tempo, l’essere molto linkati (il lobbysmo reciproco, appunto), o l’avere ottenuto un po’ di segnalazioni su alcuni media mainstream. Oltre allo scrivere post tutti i giorni.

Faccio notare che due di questi fattori, l’essere molto linkati e l’ottenere attenzione dai media, implicano una grande dose di quello che in francese viene chiamato leccaculismo e che – come noi giornalisti sappiamo molto bene – e’ uno dei validi metodi (non il solo) per avere successo, scrivere molto ed essere ben pagati, ma non e’ esattamente un buon presupposto per sfornare dei contenuti onesti e oggettivi.
Tutto il trambusto scatenato in rete dalle vicende accadute al brand Patrizia Pepe mi ha fatto ricordare questo passaggio di Metitieri, che a mio parere si adatta perfettamente al panorama cui è possibile assistere anche (e soprattutto) su Twitter oggi.

Un panorama dominato dagli esperti del "social media marketing", che tendono ad incensarsi l'un l'altro (ritorna il "lobbysmo reciproco") a suon di retweet, molto utile per acquisire follower (ovviamente a patto di ricambiare leccaculosamente); una sorta di continuo scambio e ricambio di pacche sulle spalle, citazioni circolari e corsa all'ultimo retweet.

Così è successo nel caso di Patrizia Pepe in cui semplicemente un botta e risposta su Facebook (ne avvengono a tonnellate ogni giorno) è diventato su Twitter un caso da RT Straordinario, su cui dissertare per giorni, estrapolandone conclusioni e teorie di marketing rispetto alle quali la Teoria della Ragion Pratica e la Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta sembrano due volumetti di Topolino.

Tutto questo è servito anche a cavalcare l'onda dello scandalo del momento ed acquisire traffico e follower, rimbalzando le varie reazioni come in un campo di squash e contemporaneamente puntando il dito sul brand cattivo che non rispetta le incontrovertibili (?) leggi della community.
E avviene così - come prediceva il buon Fabio - che si ottiene attenzione dai Media, quelli con la M maiuscola.

Al di là di tutto ciò, ed in barba ai teorici delle markette sociali, non saranno certo 4 parole mal dette su Facebook o Twitter a modificare il bilancio trimestrale di Patrizia Pepe.
Se così fosse davvero, Apple - ad esempio - avrebbe dovuto fallire da anni, mentre ogni trimestre è sempre più in auge.

Visto che ho iniziato citando Metitieri, voglio citarlo anche in conclusione:
In questo scenario, come non brontolare di fronte a una piccola e folle casta di blog-entusiasti nostrani che di Rete capiscono poco, che non studiano, si informano poco e male e solo attraverso altri blog, ma che hanno un’assoluta certezza nella vittoria della loro rivoluzione e che, come se non bastasse, pontificano su tutto, convinti di essere dei guru in qualsiasi disciplina? Il peggio e’ che adesso costoro pretendono pure dei Tramezzini, in cambio di chiacchiere vuote sul loro gatto o di dissertazioni su una Rete di cui non conoscono neppure vagamente le caratteristiche dei router, ne’ ritengono di doverle conoscere. 
Insomma, oggi Internet avrebbe bisogno di analisi attente e raffinate, mentre, per dirla da grumpy, un certo modo un po’ sborone di propagandare il blogghismo di elite e’ piu’ ributtante e volgare del piercing selvaggio, dei cellulari che squillano a teatro, o delle ragazze che non coprono la loro pancia grassoccia, gelatinosa e tremolante.
Amen.
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