2011/05/20

Il lento switch off dell'informazione celebrale terrestre italiana

Odifreddi sulla chiusura del programma di Sgarbi:
Naturalmente, bisogna fare la tara a ciò che un provocatore come Sgarbi dice. Ma a me sembra che sia andato a segno quando ha accusato il pubblico televisivo di essere tanto pervicacemente insensibile ai richiami della cultura, quanto morbosamente interessato al gossip di ogni genere, dalla cronaca nera alla politica: generi che comunque spesso sconfinano l’uno nell’altro, fino a diventare indistinguibili.
Purtroppo non è altro che la pura verità. La cronaca e il sensazionalismo sono il motore dell'audience. Le notizie vere, gli approfondimenti non interessano più perché richiedono un'elaborazione di pensiero troppo impegnativa.

Meglio quindi limitarsi alla cronaca o al pettegolezzo, dove il pensiero si assopisce ed è sufficiente indignarsi, scandalizzarsi o compiacersi di quello che accade. Non si tratta di informazione, ma intrattenimento, nel senso più esteso del termine: intrattenere qualcuno con qualcosa, mentre ciò che conta accade al di là di quello che viene mostrato.

A questo si collega Malaparte commentando l'intervento della "pastora" ad Anno Zero:

per finire sui giornali e nelle televisioni mainstream bisogna sempre attendere l’evento di cronaca, che non spiega le ragioni della protesta ma che permette di concentrarsi sul singolo fatto.
Gli scontri con la polizia, il pastore che perde un occhio e così via.
E questo dovrebbe far riflettere tutti coloro che si occupano di informazione in televisione. E’ chiaro che non ci si possa concentrare ogni giorno sulla singola protesta, sul singolo evento. Tuttavia, tg, programmi di informazione e approfondimento appaiono sempre più come irraggiungibili torri d’avorio, completamente slegati dalla realtà, concentrati su temi che non sono quelli che interessano da vicino il Paese Reale.

Basta solamente sintonizzarsi la sera sui telegiornali principali, come il TG5 o il TG1, per captare la tendenza a dare risalto a notizie inutili, più da rotocalco che da approfondimento informativo, quasi a voler deviare l'attenzione delle persone meno attente e più superficiali lontano dal pensiero e dalla riflessione.

Stesso concetto espresso qualche giorno fa da Roberto D'Agostino, che ormai dichiara di essere lui stesso a dare le notizie vere su Dagospia, mentre i canali ufficiali si occupano solo di gossip o di cazzate, matrimoni e beatificazioni.

Aldilà di tutto ciò (mi) stupisce comunque che molte persone sembrino totalmente assenti e poco interessate ad un'informazione che sia tale, salvo poi lamentarsi e sbraitare quando qualcosa sembra nemmeno funzionare, senza ovviamente sapere il perché. E' sufficiente il "cosa". Il "perché" è già troppo complesso.

Arrivare a quel punto significa semplicemente che lo switch off si è concluso e che l'unica cosa da fare è tentare di risintonizzare il cervello e sperare in qualche nuovo canale. Sempre che ci sia segnale.
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