2011/06/03

L'Amore tecnologico alleato e non nemico del consumismo

Ho letto con interesse l'articolo sul Corsera L'Oppio Tecnologico e le Passioni della Vita di Jonathan Franzen. La tesi fondamentale dell'articolo è che:
L'amore è sempre una minaccia per l'ordine del consumismo, perché rende evidente la menzogna.
La menzogna di cui parla Franzen si incarna nel dover piacere a tutti i costi e, per tale motivo, nel dover acquistare oggetti tecnologici trendy che hanno come fine ultimo quello di piacere.
La verità è che cercare di piacere è incompatibile con le relazioni d' amore. Prima o poi, ad esempio, ci troveremo a litigare furiosamente, e sentiremo uscire dalla nostra bocca cose che non ci piaceranno affatto, che infrangono l' immagine di persone giuste, gentili, carine, attraenti, controllate, divertenti, simpatiche che ci siamo costruiti.
Effettivamente Franzen fa un pasticcio, a volte sconfinando in una serie di affermazioni assurde e prive di capo né coda, crogiolandosi in analogie sentimento-tecnologiche che sembrano uscite da un harmomy scritto da un nerd filosofico. Voli pindarici privi di senso fra cui spunta ogni tanto qualche interessante riflessione con i piedi per terra:
Penso, infine, che il mondo del consumismo tecnologico sia turbato da un amore reale, e non abbia altra scelta se non scombussolare, a sua volta, l' amore. La sua prima linea di difesa è mercificare il nemico. Potete scegliere gli esempi di mercificazione dell' amore che preferite, quelli più disgustosi. Io citerei l' industria dei matrimoni, le pubblicità televisive in cui compaiono bambini graziosi o si propone un' automobile come regalo di Natale, e l' equazione particolarmente grottesca tra diamanti e devozione eterna. Il messaggio, in questi casi, è che quando si ama qualcuno si deve comprare qualcosa.
Comunque, per farla breve: il consumismo si nutre della necessità che le persone hanno: il bisogno di piacere e di provare piacere. Invece l'amore è nemico di tale tendenza, perché rivelerebbe anche tratti spiacevoli.

Ecco, a mio parere tale tesi è sbagliatissima. L'amore per un oggetto è il fulcro del consumismo. L'amore di cui parla Franzen equivale al piacere, non c'è affatto differenza.
Si ama ciò che piace, non ciò che non ci piace.
Se amiamo qualcosa, amiamo ciò che ci piace di quella cosa, non quello che non ci piace.
Se qualcosa non ci piace del tutto, non la amiamo.
Il tutto può avvenire per gradi: si passa quindi da un amore maturo, che sa riconoscere pregi e difetti di qualcosa, all'amore incondizionato, classico del fanboy che per amore è capace di sacrificare ogni ragionevolezza.

Qui si inserisce la prima leva e più importante del consumismo, il marketing, cioè la capacità di far percepire alle persone solamente ciò che ci piacerebbe di qualcosa, convincendole che quello che potrebbe non piacere - sempre che ci sia - alla fine non conta. O nemmeno esiste.

Un risultato paragonabile a quello di una fede religiosa, che porta ad amare la sua dottrina incondizionatamente e spesso acriticamente, proprio grazie all'amore, per Dio in questo caso. Non per niente proprio recentemente uno studio ha paragonato il fanboysmo degli utenti Apple al fanatismo religioso.

No, Franzen non mi ha convinto: senza amore, il marketing non avrebbe modo di attecchire ed il piacere ne è solo una conseguenza.
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