2011/08/29

Una madeleine a quattro ruote

Quando ero in tenera abitavo in un condominio poco attraente; un alloggio al terzo piano, raggiungibile solo con le scale. Ma andava bene.

La camera in cui dormivo aveva una finestra che dava su un cortile interno, il cui unico rumore tipico era quello della pioggia (se pioveva), o la voce molto rara delle persone che vi transitavano.  

D’estate, se faceva caldo, lasciavamo la finestra aperta, ma il sonno non veniva accompagnato da alcun suono.

Con l’estate arrivava anche il momento di andare in vacanza. Tutti in macchina per circa 4 ore, verso la classica riviera romagnola. Vacanze tradizionali. 

Ho vaghi ricordi di quelle vacanze; alcuni intensi, altri sfocatissimi.

Il primo ben vivo è la colazione, con quei bei panini freschi, tipo bocconcini al latte, fragranti, su cui spalmavano burro e marmellata, da accompagnare con una caraffa di caffè e latte caldi. A casa non avevamo l'abitudine di pane a marmellata, ma in vacanza al mare diventava una festa.

Il secondo ricordo era la sera, quando si andava a dormire: la tapparella abbassata ma non del tutto, per lasciar filtrare l'aria fresca e le luci della strada, o della luna, che disegnavano la parete. In lontananza sentivo le auto che passavano, il loro motore, i loro suono che si perdeva nella notte e mi trasportavano verso il sonno.

Oggi abito in campagna, vicino ad una strada poco trafficata. Sono passati più di 25 anni; a volte la sera, prima di addormentarmi, vedo i bagliori riflessi sul muro nell’oscurità. Attendo che passi una macchina e ritorno indietro bambino, in vacanza. Per pochi istanti mi immergo in qualche attimo di nostalgia.
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