2011/12/28

L'arte contemporanea come egualitarismo democratico

La copertina del libro di  Bonami
Ho appena concluso il libro di Francesco Bonami Lo Potevo Fare Anche Io, opera in cui l'autore cerca di convincerci del fatto che in realtà quelle opere di arte contemporanea che tanto critichiamo, noi non le avremmo davvero potute fare.

Non so voi (che l'avete letto), ma Bonami non mi ha assolutamente convinto; mi ha però aiutato a riflettere su come l'arte contemporanea sia l'espressione dell'egualitarismo democratico tipico delle società attuali. Ecco perché.

Dopo le fondamentali premesse, parte del libro è dedicata all'esaltazione di alcuni artisti contemporanei fra cui Anish Kapoor, Maurizio Cattelan e via dicendo, per poi passare alla critica di altri come Renato Guttuso, Arnaldo Pomodoro, ed altri.

Già qui qualcosa non funziona: non si capisce perché il fagiolo gigante di Anish Kapoor sia da considerarsi geniale mentre le sfere dentellate di Arnaldo Pomodoro una cialtronata. Di sicuro l'autore non si preoccupa di spiegarlo.

La principale argomentazione di Bonami sul perché "non l'avremmo potuto fare anche noi" può essere riassunta con questi passaggi:
Basta essere capaci di realizzare ciò che ha fatto un artista per essere artisti a nostra volta, o perché l'artista diventi, come noi, un buono a nulla? Fino all'inizio del Novecento forse sì. Un tempo la tecnica, il mestiere, contavano spesso più delle idee. Una scultura di Canova non l'avremmo saputa certo fare né io né voi. Quando un capolavoro è il frutto di una maestria inimitabile, di un genio tecnico, dello studio di anni, non possiamo nutrire alcun dubbio.
prosegue
Oggi nell'ambito dell'arte contemporanea, come anche del cinema, della pubblicità , della moda o dell'architettura, non è più così essenziale saper fare qualcosa. Esistono persone che di mestiere realizzano in modo egregio quello che gli altri pensano ma non sanno fare. L'importante è pensare, in ogni caso e possibilmente prima degli altri, la cosa giusta, al momento giusto.
Semplificando: oggi la tecnica non conta più; davvero qualunque opera avremmo potuto farla anche noi? no perché sta di fatto che noi non l'abbiamo fatta, l'ha fatta qualcun altro.
Questa è la differenza fra Piero Manzoni e tu che leggi. Anche tu avresti potuto pensare di inscatolare la merda per poi farlo concretamente; però non l'hai fatto, l'ha fatto Manzoni e quindi l'artista è lui.

Non potrei essere più in disaccordo: rifiuto l'idea che un'opera d'arte possa essere realizzata senza il talento e la maestria tecnica. Per me l'arte è la massima espressione del connubio fra perfetta ideazione e perfetta esecuzione: senza una tecnica sopraffina a supporto, nessuna idea potrà mai essere eseguita come Dio comanda; allo stesso modo senza un'idea rilevante, non ci sarà mai nulla di buono da eseguire.

Tecnica e idee sono allo stesso modo imprescindibili. Per questo reputo (la maggior parte del) l'arte contemporanea tutt'altro che arte, ma semplice e puro artificio, a volte carico di provocatoria genialità, ma ben lontano dall'esserlo artisticamente, in quanto il momento "tecnico" è del tutto assente.

Nonostante dissenta da Bonami, la lettura del libro mi ha però fatto riflettere ed ho maturato la mia personale convinzione su quella che reputo la differenza principale fra l'arte contemporanea e l'arte non contemporanea.

L'arte contemporanea è fondamentalmente caratterizzata da un egualitarismo democratico. E' l'espressione di una cultura fortemente democratica; in passato l'arte era qualcosa invece di molto più oligarchico.

Oggi qualunque pirla, anche l'ultimo dei barboni analfabeti, potrebbe pensare di cagare in una latta come fece Piero Manzoni e spacciarla come un'opera d'arte. Oppure pensare di prendere un pisciatoio e capovolgerlo, come fece Duchamp. Non solo: potrebbe farlo pure ora.

In passato, allo stesso modo, tutti avrebbero potuto pensare di realizzare una scultura di Davide, pensare ad orologi molli o alla rappresentazione di San Girolamo. Ma, come anche ammette Bonami, pochissimi  avrebbero potuto scolpire con la stessa perfezione il David come Michelangelo, realizzare con la stessa precisione gli orologi molli di Dalì, o dipingere con altrettanto realismo il San Gerolamo di Caravaggio.

E' questa la vera differenza fra l'arte contemporanea e l'arte non-contemporanea. Oggi, per stessa ammissione e sviluppo dell'arte contemporanea, basta il pensiero, e magari essere primi a realizzarlo; conseguentemente chiunque e nessuno potrebbe essere artista, proprio perché oggi non più così essenziale saper far qualcosa bene.
Una volta, invece, solo poche persone, veramente talentuose e preparate non solo dal punto di vista concettuale, ma anche tecnico, si potevano fregiare dell'appellativo di artista.

L'arte contemporanea ha abbattuto le barriere elitarie che hanno sempre separato in maniera netta, praticamente invalicabile, i comuni mortali dagli artisti, tanto che oggi qualunque persona, anche chi caga nelle latte, può essere considerato un artista. E alla fine nessuno lo è davvero.