2012/03/28

Canon Canonet QL17: la mia prima fotocamera a telemetro

Fotocamera a telemetro Canonet QL17, 1965
Ecco la mia "nuova" Canon Canonet QL17

Mi sono avvicinato alla fotografia in maniera seria da pochi anni, ma sono bastati per sentire il fascino della fotocamere a telemetro, tecnologia che ha come massimo rappresentante il marchio Leica, storico nome che molti ritengono il non plus ultra sul mercato. Basti pensare ai costi proibitivi dei prodotti con il pallino rosso, a volte costosi quanto un'auto utilitaria.

Le reflex non mi entusiasmano, troppo grandi ed ingombranti; ho una fidatissima Panasonic GF1 che mi da sempre soddisfazioni, ma la voglia di provare il telemetro era tanta. Grazie al mio consulente fotografico di fiducia Paolo "Pzeco" Fabbri, per me ormai punto di riferimento imprescindibile, riesco a mettere le mani su questa vecchia Canon Canonet QL17, risalente al 1965, più vecchia di me ma perfettamente funzionante, 85 euro su eBay.

Totalmente manuale, pesante tanto da essere considerabile un corpo contundente; compatta, ovviamente a pellicola, mostra una fattura pregevole e durevole nonostante gli anni sul groppone, veramente strana da impugnare rispetto alle moderne fotocamere, molto leggere a confronto.

Vista dall'alto Canon Canonet QL17
Corpo massiccio, quasi tutto in acciao

Ho iniziato ad usarla per qualche scatto, per imparare a gestire una fotocamere completamente manuale: a parte un esposimetro solo parzialmente preciso, tutto il resto va manualmente impostato con cura e minuzia. Non ci sono gli automatismi di oggi.

Ghiere su obiettivo Canon Canonet QL17
Le impostazioni sull'obiettivo sono tutte manuali, con ghiere graduate


Questo processo mi ha fatto capire quanto la tecnologia, soprattutto il digitale, abbia negli ultimi anni modificato la filosofia della fotografia, stravolgendone i risvolti pratici e dando un significato al processo artistico fotografico molto differente.

Una volta per fotografare bene era necessario conoscere la teoria e la tecnica della fotografia, era necessaria un competenza specifica: conoscere molti concetti, studiare la luce, valutare lo scatto, i tempi di esposizione, l'apertura, la sensibilità della pellicola, e molti altri fattori cruciali nella resa e nella buona riuscita della fotografia. Non se ne poteva fare a meno.

La fotocamera era solo un mezzo da plasmare correttamente, per poter ottenere risultati; la foto andava "pensata", e anche con accortezza perché si poteva avere solo un'occasione. Non esisteva l'anteprima, la foto la vedevi solo una volta sviluppata.

Non potevi avere una seconda chance per avere una prima impressione sulla pellicola.

Ghiera selettore di sensibilità della pellicola


Con l'avvento della tecnologia e soprattutto del digitale le fotocamere oggi si fanno carico di moltissimi oneri che un tempo richiedevano l'intervento e l'ingegno umano. Oggi non è più necessario pensare: le digitali di ultima generazione fanno praticamente tutto, a noi non resta che premere lo scatto e con un pizzico di fortuna e un equipaggiamento di un certo livello, si possono ottenere risultati esteticamente ottimi, una volta impensabili. La competenza non è più necessaria, passa attraverso la macchina fotografica.

Ovviamente il progresso tecnologico ha i suoi lati positivi: la buona fotografia è divenuta più accessibile, anche perché non tutti hanno il tempo e la voglia di studiarsi i rudimenti tecnici e desiderano ottenere solo il massimo risultato con il minimo sforzo. In questo senso il digitale è la manna dal cielo. Ma per chi vuole qualcosa in più, bisogna andare oltre, tornando indietro.

Leva per avanzare nella pellicola del rullino Canon Canonet QL17
La leva per avanzare nella pellicola, anch'essa rigorosamente meccanica

Al momento ho scattato meno di 20 fotografie con la Canonet, mentre con la GF1 ne avrei già scattate almeno 200. Una volta sviluppate e stampate vedrò se fanno schifo oppure se valgono qualcosa. Di sicuro qualcosa ho imparato e forse per comprendere completamente la filosofia alla base della fotografia è necessario un approccio retroattivo, ripartendo dalle basi per riscoprire il piacere di uno scatto realizzato dal proprio cervello e non dalla fotocamera.
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