2012/03/17

L'Apprendista Libraio: libraio allo stadio primario

Copertina cartacea de l'Apprendista Libraio

"...dopotutto il cibo non è altro che merda allo stadio primario."

Seguo da tempo il blog l'Apprendista Libraio di Stefano Amato, dove l'autore riporta di volta in volta le fesserie che gli giungono dalla bocca dei clienti, spesso ai limiti del verosimile per quanto assurde. Ho quindi acquistato immediatamente il libro su Amazon non appena pubblicato: il testo racconta di Santo d'Amico, trentenne di Siracusa fondamentalmente insoddisfatto della propria vista professionale (ma non solo), spesa per lo più in una libreria a contatto con quel pubblico che disprezza profondamente.

Insoddisfazione che scarica attraverso il sesso, restandone comunque generalmente insoddisfatto. In pratica la vita di Santo d'Amico sembra un continuo coitus interruptus, sia dal punto di vista professionale sia personale.

Il libro scorre velocemente (l'ho letto praticamente in una giornata) e risulta piacevole alla lettura, con un linguaggio schietto, rapido, essenziale e immediato. Dispiace un po' che i personaggi principali siano caratterizzati in maniera non sufficientemente dettagliata dal punto di vista "storico"; insomma, la mia curiosità nell'approfondire le sfaccettature, soprattutto del protagonista, è rimasta poco soddisfatta.

Molto interessante la descrizione del rapporto che Santo ha con la clientela, forse l'aspetto che più mi è piaciuto del libro, che evidenzia l'eterno scontro che nasce spesso dal disprezzo che le due diverse categorie (cliente - esercente) nutrono storicamente l'una pera l'altra. Nonostante non sia mai stato un "apprendista" in qualche esercizio, è un sensazione che ho provato anche io molte volte, seppur in altre vesti.

Anche in questo caso un maggior approfondimento di questa tematica, sviscerandone maggiormente le percezioni e le sensazioni derivanti da reiterate giornate in libreria, sarebbe stato dal mio punto di vista ancor più interessante, benché l'atteggiamento del protagonista chiarifichi comunque in maniera abbastanza esaustiva le conseguenze del rapporto con la clientela, e pure con il titolare della libreria, altro elemento fondamentale nel libro.

Un aspetto mi ha colpito particolarmente, la pesantezza che Stefano Amato trasmette tramite le vicende raccontate presso la libreria, peso che non si riesce a cogliere invece seguendo semplicemente l'essenziale blog. Online, uno dopo l'altro i rapidi aneddoti strappano sempre una leggera risata divertita; dal libro si percepisce che forse per chi dietro il bancone della libreria ci passa le giornate, alle fine non c'è un cazzo da ridere.

Consigliato, se avete un Kindle, scaricatelo da qui.
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