2012/07/31

Se quello è un Genio, l'altro è per forza un pirla




Maledetto messicano... lo ricorderò per sempre, con il suo accento italo-sudamericano, basso, tarchiatello, gli occhi taglienti e le sopracciglia sottili. Proprio lui che mi ha fatto sgolare per due ore chiedendomi di tutto e di più su un MacBook per poi andarsene con un Sony Vaio, facendomi restare senza voce.

Mi successe nel 2006, quando feci per qualche giornata il promoter Apple presso il Mediaworld di Milano, zona Romolo. Il mio scopo era ovviamente presenziare la zona "Mac" e cercare di convincere i clienti interessati a scegliere un Mac e non un PC.

Bei tempi, ricordo che ci si chiamava per "brand": "Hey Apple, andiamo a mangiare? Ok, va bene, vai a cercare Acer e chiedigli se vuole venire con noi. HP e Sony sono già andati al bar". Mai saputo i nomi reali dei miei colleghi promoter, per me il loro nome era quello impresso sulla maglietta.

Ai tempi, nel 2006, Apple era famosa solo per il suo iPod; iPhone e iPad ancora non esistevano e il Mac era roba da appassionati, in pochi se lo cagavano. Era visto come un qualcosa di nicchia, da "alternativo" ma non necessariamente in accezione positiva.
A fine 2006 Apple era ancora un'azienda con un mercato limitato, non il fenomeno di massa che è diventato oggi. Quindi era difficile convincere i clienti, messicani e non, a comprare un Mac quando di fianco c'erano sfilze di PC, più o meno economici ma molto più rassicuranti. Mentre i miei colleghi PC-branded vendevano a fiumi, io in quattro giorni di attività credo di essere riuscito a venderne solo uno, ovviamente ad una persona che sapeva quello che voleva.

Gli altri invece mi riempivano di domande; c'erano i fighi, quelli che si avvicinavano e mi dicevano "Figo, questo è il modello MacBook Titanium, ne sono sicuro" trascurando che il Powerbook (e non MacBook) Titanium era fuori produzione da anni. Io annuivo sommessamente oppure gli annunciavo che si trattava di un modello nuovo, affrontando gli sguardi del tipo "Seeee... ma che cazzo dici?! lo so io che modello è quello e non importa se lì c'è scritta un'altra cosa. La scritta è sbagliata".
Poi quello che faceva il figo con la fidanzata, aprendo 34 programmi diversi per mostrargli "una roba fantastica" senza poi riuscire a trovarla. E mi chiedo ancora oggi di cosa si trattasse.

C'erano gli insicuri, che esprimono alcuni dei dubbi che ruotano ancora oggi attorno al dualismo Mac/PC con domande prevedibili. La più gettonata era "Potrò usare Office con il Mac"? Partiva lo spiegone sulla versione di Office per Mac e bla bla bla... Inoltre i MacBook avevano già processore Intel ed era possibile usare bootcamp o un programma di virtualizzazione per installare Windows. Ma davanti alla spiegazione del processo di installazione, lo sguardo iniziava a farsi vacuo e la gente spostava involontariamente gli occhi dai Mac verso i PC. La parola "virtualizzazione" di solito dava il colpo di grazie, tanto che avevo smesso di usarla preferendo la più lunga locuzione "è possibile far girare Windows". Fiato sprecato.

Infine non mancavano quelli che sembravano (?) degli emeriti imbecilli e ti facevano le domande più banali della terra. "Oh, ma poi le posso vedere le foto qui?" o "Ma come faccio poi a scrivere con il Mac?" o anche "Ma c'è Internet qui sopra?".
Domande che mi parevano davvero idiote... le stessa tipologia di domande idiote che si possono ascoltare nella nuova campagna pubblicitaria "Genius" di Apple, che ha ricevuto da fan e stampa specializzata un'accoglienza degna di una martellata sulle palle. Non piace a nessuno.

In realtà per quel che mi riguarda la campagna è perfetta ed è adatta a quello che Apple è diventata e rappresenta oggi: diversamente da prima, diversamente dal 2006 quando uscì l'acclamata campagna Get a Mac, ora Apple si trova ad avere a che fare con un pubblico di massa, soprattutto nella sua accezione negativa. Con il successo di iPhone e iPad anche la massa becera, quella che ha bisogno di un tutor CEPU anche per accendere il computer, si avvicina ai Mac.

Molte di queste persone, che hanno magari acquistato un iPhone o un iPad per ragioni estetiche, per seguire il trend o perché gli avanzava una tasca libera nei pantaloni, non hanno alcuna dimestichezza con un Mac e con OS X; dipingerle come "ignoranti", pronti a porre domande idiote è più che appropriato, questo non perché stiamo parlando di Apple ma perché stiamo parlando della massa, soprattutto quella italiana, per la gran parte informaticamente analfabeta sui PC, figuriamoci su un Mac.

Che si tratti di iPhone, Apple, Samsung o Microsoft non importa. Il punto è che oggi Apple è diventato un fenomeno di massa e una pubblicità dove il cosiddetto "Genius" ha anche fare con i peggiori incubi di un qualunque promoter (Mac o PC) è più che azzeccata. D'altronde il nominativo "Genius" in questo caso assume un senso compiuto solo in relazione alla tipologia di persone con cui probabilmente e parzialmente avrà a che fare.
Posta un commento