2012/08/16

E che la copia sia meglio dell'originale

copia incolla imitare innovare

Abbiamo questo rispetto per l'innovazione, ma l'imitazione è spesso la chiave del successo. L'imitazione è stata fondamentale per l'evoluzione umana, e l'imitazione è oggi più importante che mai. Perché è molto più economica e più fattibile rispetto al passato. Il settore business è l'unica disciplina che è 50 anni indietro, nel senso che guarda l'imitazione come una cosa stupida che è fatta da persone che non possono innovare. In tutti gli altri campi accademici vi è la convinzione che l'imitazione sia una capacità intelligente. Ma nel mondo degli affari stiamo ancora bloccati su questa religione dell'innovazione.
Questa parole vengono da Oded Shenkar autore del libro Copycats: How Smart Companies Use Imitation to Gain a Strategic Edge ed espande fondamentalmente un concetto che avevo già espresso precedentemente con la locuzione 'diritto di replica', cioè: ben venga che alcune idee vengano copiate per essere migliorate, anche questa è evoluzione. D'altronde come diceva Benardo di Chartres "siamo come nani sulle spalle di giganti".

Forse l'aspetto che sfugge a Oded Shenkar è proprio il fattore business. Perché nel business siamo, come dice Shenkar, "fermi da 50 anni"? Semplicemente perché nel business il copiare, l'imitazione viene vista dall'azienda - ma anche dall'individuo - come un pericolo, una riduzione del mercato. Se io invento qualcosa di furbo e gli altri mi imitano, mi copiano, allora io avrò meno mercato, quindi meno guadagni. Peggio ancora se qualcuno facesse non solo esattamente quello che faccio io, ma pure meglio.

Per questo oggi come non mai è nato il mantra dell'innovazione e la sua distorsione nell'immaginario collettivo: l'innovazione viene spesso percepita dalla massa come una lampadina che improvvisamente si accende. In realtà è ben lungi dall'essere un guizzo e credo che a nessun grande innovatore o inventore sia successo di svegliarsi una mattina e di decidere di inventare di sana pianta qualcosa, così, dal nulla.

Guglielmo Marconi non si è svegliato una mattina e ha deciso di fare il telegrafo senza fili; la sua invenzione paga tributo a decine di studi precedenti cui lo stesso Marconi si è ispirato e senza i quali non avrebbe potuto giungere al telefono, e a lui va il merito di aver messo il tassello finale.

Lo stesso vale oggi, nel settore web e in quello tecnologico, come nota sempre Shenkar:
Zuckerberg non ha inventato il social networking. Friendster è stato lanciato nel 2002, MySpace e LinkedIn nel 2003. Facebook è arrivato solo nel 2004. Allo stesso modo, Steve Jobs ha messo insieme l'interfaccia utente Macintosh nel 1984 grazie ad idee e tecnologie che aveva incontrato allo Xerox PARC nel 1979.
I Fratelli Samwer hanno imparato la lezione e il loro The Rocket Internet è il perfetto incubatore di cloni, azienda nata per clonare altri casi di successo. Basti pensare a CityDeal, clone di Groupon e poi acquistato dall'originale per la sua espansione in Europa.

Il problema oggigiorno è che il concetto di progresso è visto in stretta relazione alla sua possibilità di generare business, quindi guadagni. Ha perso un qualunque valore 'morale" e con morale non intendo chissà quale altisonanza, ma anche una valenza semplicemente utilitaristico-comunitaria, volto cioè a migliorare prima di tutto la vita delle persone, assumendo un concetto capitalistico, anzi prettamente commerciale. La spinta dell'innovazione oggi è proiettata alle vendite. Voglio creare, innovare per poterci fare dei soldi.

Per questa ragione la conquista del mercato mobile si sta spostando sempre più sui banchi dei tribunali: esempio più lampante l'enorme scontro legale e mediatico fra Apple e Samsung, che giusto in questi giorni sta avvinandosi alla fine, a colpi di brevetti da una parte e dall'altra.

In questo senso fanno mi abbastanza ridere la recenti dichiarazioni di Jonathan Ive, il blasonatissimo designer Apple che dice:
Il nostro obiettivo non è quello di fare soldi. Questo può sembrare un po 'irriverente, ma è la verità. Il nostro obiettivo e quello che ci fa felici è cercare di creare grandi prodotti.
Se davvero fosse così, per quale ragione Apple starebbe chiedendo oltre 2 miliardi di dollari di danni a Samsung per violazione di proprietà intellettuale e brevetti?
Tanto vale mettere da parte l'ipocrisia: in fin dei conti il concetto di brevetto ha forti radici commerciali e lo stesso concetto di proprietà intellettuale (ad esso connesso) è decisamente contorto: essere proprietari di un'idea, soprattutto oggi, mi pare un'immagine quantomeno bizzarra.


Risorse
Diritto di Replica (Weblover);
Don't Innovate, Imitate (ReadWriteWeb);
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