2013/04/13

La vita digitale oltre la morte reale

morte di super mario in super mario bros
Una delle morti virtuali più conosciute

Non tutti pensano alla morte. Per alcuni resta uno sfondo di cui non si accorgono praticamente mai, se non quando non sarà più tanto solo uno sfondo; per altri è una lampadina che si accende di tanto in tanto, soprattutto in occasione di lutti.

Io invece ci penso praticamente ogni giorno. E spesso ho pensato: ma se io crepassi domani, improvvisamente, come farebbero i miei amici o conoscenti con cui comunico solo online a sapere che io non ci sono più, che sono morto?

Su Internet non si tratta di una remota un'eventualità: oggi si conoscono un sacco persone online, il rapporto con le quali inizia e si esaurisce spesso attraverso una chat o qualche messaggio sui social network; sulla rete si frequentano forum, community, network all'interno dei quali la nostra esistenza è limitata esclusivamente ai nostri interventi.

Non ci sono altri mezzi di comunicazione attraverso cui raggiungere gli amici di rete, tanto che per alcuni dei nostri contatti noi esistiamo solamente sotto forma di avatar, un'icona che si attiva su Skype, su una chat o su Facebook e segnala la nostra disponibilità a comunicare, la nostra esistenza virtuale.

Se un bel giorno quella lucina non si accendesse più? Che ne potrebbero sapere i miei contatti? Come potrei informare i miei contatti online di essere ormai defunto? E viceversa, come potrei io sapere se un mio contatto è effettivamente morto o si è semplicemente rotto le palle di frequentare il forum ics?
E se io morissi domani, che ne sarà di tutto il mio passato online, la mia vita digitale? le mie immagini e foto, i miei post, i miei pensieri, il mio blog, la mia esistenza virtuale?

Sembrano domande stupide o eccessive ma è qualcosa cui io ho pensato in diverse occasioni.

Ci ha pensato anche Google che ha voluto offrire ai suoi utenti l'Inactive Account Manager, un testamento virtuale grazie a cui ognuno può decidere quale sarà il distino del proprio Google Account una volta defunti.

La rete oggi ci aiuta e in un certo modo consente alle persone di comunicare ancora con chi è scomparso, anche se in una sola direzione: restano online le idee, le parole e delle persone, come un ricordo vivo pronto ad essere rinfrescato digitando semplicemente una URL nella barra degli indirizzi,  visitando un profilo su Facebook.

Per chi resta, questo potrebbe rendere più difficile l'elaborazione del lutto, che da sempre viene agevolata con la distanza, spaziale e temporale, che si frappone fra un evento doloroso come la perdita di un proprio caro. Allo stesso tempo può mantenere vivo il ricordo di una persona e la sua "vitalità" attraverso ciò che è stato lasciato nel passato, che continua a restare anche per il futuro.

A questo riguardo mi viene in mente il Professor Shiba della mitica serie Jeeg, Robot d'Acciaio: prima della sua morte, riesce a trasferire la sua coscienza e la sua memoria all'interno di un computer, con il quale il figlio Hiroshi ed altri protagonisti della serie possono continuare a interloquire come se si trattasse ancora del professore in carne e ossa.

Il professor Shiba di Jeeg Robot d'Acciaio nel computer
Prof. Shiba

La Rete non è ancora in grado di generare nuovi contenuti sostituendosi alle intenzioni di un essere umano dopo la sua morte, e le fantasie di Go Nagai (autore di Jeeg) sono ancora molto lontane dal potersi realizzare. Oggi più che mai, però, la tecnologia e la Rete consentono alle persone di combattere la morte e l'oblio, con la produzione di esperienze virtuali che, come mostra l'Inactive Account Manager di Google, possono anche essere controllate nel passato e proiettate verso uno specifico futuro.
Posta un commento