2013/05/31

Giappone, il Paese del Sogno Levante

Dove: Giappone
luce di pontocho e panorama di kyoto
Uno scorcio di Kyoto dalle luci di Pontocho

Dopo un confortevole (come in Italia) viaggio di circa due ore con il rapidissimo (come in Italia), puntualissimo (come in Italia) e pulitissimo (come in Italia) treno ultraveloce (come in Italia) Shinkansen, da Kyoto usciamo dalla stazione di Hiroshima. Al che tiro fuori dalla tasca la cartina della città, per capire quale direzione prendere per raggiungere l'Atomic Dome.

Si avvicina un giapponese che gentilmente (come in Italia) ci chiede di sua iniziativa (come in Italia) in inglese "Posso aiutarvi? e ci indica con estrema gentilezza (come in Italia) quale tram prendere per arrivare alla nostra meta.

monumento dedicato a Sadako Sasaki al parco della pace a hiroshima
Monumento dedicato a Sadako Sasaki a Hiroshima

In questo piccolo episodio è riassunta l'essenza del mio ultimo viaggio in Giappone, permeata da emozioni e sensazioni di stupore e rammarico durante i 15 giorni di vita da turista nel Paese del Sol Levante. Stupore per aver assistito ad abitudini che non potevo davvero immaginare; rammarico pensando alla corrispondente vita italiana, che rappresenta l'esatto opposto di quella vissuta in Giappone.

Sensazioni che ogni volta richiamavano infatti l'ironica frase "come in Italia", che sarcasticamente ripetevamo ad alta voce o nella mente ogni volta che ci trovavamo di fronte ad eventi cui effettivamente nello Stivale si assiste come eccezione (o non si assiste proprio). In Giappone invece è la regola.

Si tratta ovviamente di esperienze da turista, diverse da quelle che potrebbe raccontare chi ci vive, ma questo non mi ha impedito di deprimermi pensando al "Bel Paese". Aprendo una parentesi, sarebbe anche ora di rivedere questo nomignolo del cazzo, poco adatto soprattutto oggi.

Ho sempre considerato il patriottismo uno dei sentimenti più stupidi dell'umanità: la spinta a dover amare il proprio Paese per il solo motivo di esserci nato è oltremodo illogica. Si ama il proprio Paese se ce n'è motivo e in questo momento ne trovo pochi che giustifichino l'amore per l'Italia da cittadino italiano.


Bambini ad Asakusa
Bambini ad Asakusa

Dicevo... sì, le regole, come il non si fuma per le strade, ma negli appositi spazi, delimitati da una striscia per terra, all'interno dei quali sostare per fumare; la puntualità è rispettata in ogni ambito: i treni e i trasporti pubblici godono di una pulizia invidiabile e in stazione sai già in che punto della banchina aspettare per poter entrare nella carrozza del treno all'interno del quale si trova il posto prenotato.

I tassisti che non trovano la meta richiesta bloccano il tassametro di proposito per non approfittare dei clienti; le persone sono pronte e disposte ad aiutare e a farsi in 12, nonostante non capiscano una parola di quello che dici; se ci si mette in coda, tutti si accodano, nessuno fa il furbo e tenta di scavalcarti; non si sbraita e non si fa casino nei luoghi pubblici; l'efficienza è ai massimi livelli... e potrei continuare per ore a elencare i pregi di un Paese che sembra davvero uscito da un cartone animato.

Ci sono anche le addette a sistemare la pietre a Nikko
Ci sono anche le addette a sistemare la pietre, Nikko

Mi sono chiesto perchè sia così, perchè tutto sembri perfetto mentre da noi, in Italia (ma anche nel resto del mondo che ho osservato fino ad oggi, in diversa misura) sia tutto diverso. La mia permanenza a Tokyo, Kyoto e Osaka si è così trasformata una instancabile riflessione sulla mia vita e futuro in Italia, con domande purtroppo retoriche.

Perchè là è così e da noi no? dare una risposta ad una domanda così banale è impossibile, soprattutto da turista, ma la mia impressione è che sia tutta una questione culturale/filosofica: oltre ad avere il rispetto delle regole inculcato, i giapponesi potrebbero aver capito che contribuire a vivere in maniera rispettosa ed efficiente rende migliore non solo la vita degli altri ma anche la propria, in nome di un virtuosismo collettivo.

Donna in kimono entra da McDonald
Tradizione globalizzata: donna in kimono verso McDonald


Mentre in Italia vince la furbizia, ovvero il tuo discapito va a mio vantaggio, mors tua, vita mea, in Giappone vince l'utilità collettiva: se è un bene per tutti lo è automaticamente anche per me. Potrò anche sbagliarmi, può essere una semplice impressione da turista, ma è l'idea che mi sono fatto.

Per questi motivi forse il Giappone è il luogo che fino ad oggi ha più colpito il mio immaginario ed è risultato il Paese più affascinante, il paese in cui vorrei vivere se potessi scegliere una seconda patria, anzi la prima.
La cultura Giapponese esportata in occidente ha ancora oggi un ruolo definito, soprattutto per le mie generazioni, cresciute a colpi di manga e anime, di film e cartoni animati di estrazione giapponese, di videogiochi e iconiche rappresentazioni di un'adolescenza che fino a poche settimane fa non avevo mai osservato da vicino.

una geisha fra i vicoli di Gion
Una Geisha a Gion

Improvvisamente dopo 13 ore di volo tutto si è palesato lì, di fronte ai miei occhi: i mitici onigiri, le polpette di riso che si vedono in ogni anime giapponese; la metropoli di Tokyo, con le sue sterminate distese di grattacieli e i quartieri pieni zeppi di luci, insegne colorate ed incomprensibili; le mitiche divise delle studentesse nipponiche, rigorosamente uniformate, con gonna, gambaletti ai polpacci e grembiule. 

Studentesse giapponesi in divisa
Studentesse giapponesi in divisa

O ancora la statua di Gundam ad Odaiba; la tradizionalità di Kyoto, con i suoi quartieri che richiamano alla mente il Giappone più classico, quello del bambù e dei ryokan, i calzini infradito e i sandali di legno, il sushi, i chioschi per la strada, il ramen istantaneo fumante e la calca dell'ora di punta al mattino a Tokyo, il treno superveloce, le luci i colori e la vita notturna di Osaka, la memoria tragica di Hiroshima e dell'atomica mai dimenticata.

statua di gundam a Odaiba
La mitica statua di Gundam ad Odaiba

Tutto ciò in un turbinio di sensazioni rappresentate da un ossimoro emotivo, una distante vicinanza. Sì, perchè se da una parte calarsi in terra nipponica ha rappresentato il ricongiungimento con un immaginario che per me ha sempre rappresentato un punto di riferimento in quella che posso definire la mia cultura popolare, dall'altra parte non è possibile non percepire un'infinita distanza con quella cultura e con quel paese, che ha tanto influenzato la mia adolescenza, ma che sembra appartenere realmente ad un altro mondo, purtroppo lontano e distante da quella che è invece la mia realtà quotidiana. Con rammarico.

Bambolina giapponese per propiziare il bel tempo
Bambolina per propiziare il bel tempo

Ci sarebbero mille parole da spendere sull'arte, sui templi, i santuari, i monumenti e le attrazioni artistiche e turistiche... ma non mi interessa, perchè sono tutte informazioni che si possono reperire in una qualunque guida turistica, o anche su internet. Non mi interessa ricordare quei luoghi come tali e decantarne le meraviglie oggettive, sarebbe come indicare la luna e guardare il dito.

Fushimi Inari Shrine a Kyoto


Preferisco ricordare la sensazione di passeggiare per le strade, assaggiando un onigiri al salmone, degustando un biscotto ai fagioli dolci o un bicchiere di matcha, mentre attraverso le strade e i quartieri di Naba o Shibuya, brulicanti di calore, colore, scritte incomprensibili e luminose; oppure fra i vicoli di Gion, accompagnato dalle luci soffuse e da un'atmosfera di altri tempi; o infine osservando un ipnotico incontro di sumo nella mia stanza di albergo, mentre attendo che la notte si accenda e le luci di Tokyo veglino il mio Sogno Levante.

Odaiba, Tokyo


ありがとうございました - Arigatou Gozaimashita, Giappone

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