2013/12/30

La routine secondo me: rappresentazione in fotografia

Dove: Posizione sconosciuta.
Dalla nascita alla morte, dal lunedì alla domenica, da mattina a sera, tutte le attività sono organizzate e prestabilite. Come potrebbe un uomo prigioniero nella ragnatela della routine ricordarsi che è un uomo, un individuo ben distinto, uno al quale è concessa un'unica occasione di vivere, con speranze e delusioni, dolori e timori, col desiderio di amare e il terrore della solitudine e del nulla?
Erich Fromm, L'arte di amare, 1956



Rappresentazione del concetto di routine attraverso l'immagine fotografica



by


Uno degli aspetti più affascinanti della fotografia è la possibilità di esprimere infiniti sottotesti aldilà dell'immagine nuda e cruda: oltre alla basilare pretesa di realismo, un'immagine può esternare un significato simbolico capace di trascendere la visione immediata.

Il fotografia il simbolismo è però vittima del realismo stesso: il fotografo non ha le possibilità - offerte ad esempio al pittore o allo scultore - di plasmare la sua rappresentazione dal nulla, ma può sfruttare la realtà, riconoscibile e riconosciuta dall'osservatore, per rappresentare un concetto o un messaggio astratto.

Questo può in alcuni casi può essere colto solo con una didascalia o con un commento aggiuntivo, ad esclusione dei rarissimi capolavori fotografici in cui la potenza e la comunicazione dell'immagine è tale da trasmettere il concetto o l'emozione in maniera automatica ed immediata.

Fra i miei ultimi scatti sono particolarmente legato all'immagine qui in alto, che ho intitolato Routine, uno dei miei migliori scatti del 2013. Si tratta di un'immagine che a mio parere si presta particolarmente a rappresentare nella forma il concetto che vorrei descrivere, quello di routine, inteso come la ripetitività quotidiana che assale la maggior parte delle persone che affrontano una vita un certo qual modo ripetitiva, ben illustrato dalla citazione in apertura di Fromm.

La composizione è abbastanza semplice, sfrutta le linee diagonali, tagliando in due parti l'inquadratura. In basso i tetti a zig zag, spigolosi, che procedono degradando prospetticamente verso destra, seguendo la naturale linea del tempo ed instaurando una tensione che porta lo sguardo dall'alto a sinistra in basso a destra, fra gli alti e i bassi (concreti e simbolici) del zig zag, regolari ed irregolari allo stesso tempo, deformati dalla prospettiva che ben sappiano non esistere in realtà.

Gli stabili appaiono vecchi e decadenti, privano lo spettatore di sicurezza e sono tagliati del lato destro dell'inquadratura, senza mostrare una fine, come se la routine fosse implicitamente senza fine; ho preferito inclinare l'inquadrata per dare un senso di caduta all'immagine. Il bianco e nero accentua la drammaticità concettuale dello scatto: anche il cielo, azzurro nell'immagine originale, si tinge di grigio ed appesantisce ulteriormente l'atmosfera.
Posta un commento