2014/12/12

E' La Stampa, Bellezza



Praticamente da quando ho memoria, mio padre compra ogni giorno una copia del suo quotidiano, La Stampa. Da quando sono nato, nel 1978 (calcolando per comodità il costo di una copia de La Stampa pari a un euro), mio padre ha acquistato 365 copie del quotidiano all'anno, per 36 anni circa, spendendo la bellezza di 13140 euro. Un euro al giorno sembra poco ma dopo 36 anni iniziano ad essere più che bruscolini.

Io invece, nei miei 36 anni, credo di aver acquistato non più di dieci quotidiani, per una spesa totale di 10 euro. 10 euro contro 13140 euro: non faccio parte sicuramente di quella generazione disposta a pagare per l'informazione. Ho sempre pensato: "Perché devo comprare un giornale? mi ascolto il TG prima di pranzo e prima di cena, è sufficiente".

Questo prima di Internet. Oggi non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello di spendere anche solo un centesimo di euro per "acquistare" l'informazione: basta connettersi online e si possono recuperare tutte le informazioni che vogliamo. Figuriamoci pensare di spendere 13 mila euro, solo l'idea mi fa rabbrividire, anche se diluiti in 36 anni. C'è Google News. E' gratis.

Così come me, molti; con il risultato che sempre meno persone acquistano i giornali. E sono cazzi per gli editori, che hanno sempre meno ricavi e perdono sempre più lettori con il passaggio generazionale. C'è chi si oppone, come la Spagna, che con un recente legge obbligherà gli aggregatori di notizie online a pagare per pubblicare i contenuti prodotti da altri. E Google decide di chiudere Google News in Spagna.

Come emerso in un dibattito sollevato da +Guido Piana, gli editori tradizionalisti, facendo pressioni anche sui Governi, stanno tentando di arginare l'emorragia finanziaria imponendo un modello ormai vecchio di 20 anni, che non ha speranza di prevalere.

I paladini del web invece puntano tutto sulla pubblicità come soluzione alternativa, ma fino ad oggi è evidente come né la pubblicità né le nuove tecnologie siano stati in gradi di metterci una pezza sufficientemente grande da tappare l'intero buco, e probabilmente mai lo saranno.

La realtà è che probabilmente l'editoria non sarà mai più come prima e non sarà la pubblicità a "salvare" i posti di lavoro che l'avvento di Internet - e non solo - ha contribuito e contribuirà ad erodere. Semplicemente l'editoria si evolverà, molti chiuderanno i battenti, molti si ridimensioneranno, qualcuno sopravviverà, qualcuno ce la farà e qualcuno crescerà.

E' la stampa, bellezza.
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