2015/11/13

Anche i ricordi invecchiano

Motley Crue, Milano, 10 Novembre 2015

Mai confrontarsi con nostalgia e ricordi: finirete per prendervi qualche schiaffo che vi costringerà a svegliarvi come nemmeno un pizzicotto sulle chiappe.

Me ne sono reso conto ultimamente: in cinque mesi sono riuscito a vedere gli show di Kiss, Alice Cooper e Motley Crue, tre delle band che hanno suonato la colonna sonora della mia adolescenza e i cui brani ancora oggi mi proiettano nostalgicamente indietro di 15-20 anni fin dalle prime note.

"Figata! - ha pensato - per qualche ora potrò fare un balzo nel tempo e tornare indietro con la mente e con il cuore". E invece no. Non è andata così.

Perchè il tempo è passato inesorabilmente anche per loro e quei 15-20 anni si fanno sentire tutti e ti strillano addosso, con voce decisa, che indietro non si può più tornare.

Prima i Kiss, anzi dovrei dire i "Ki" perché della band originale restano solo Gene Simmons, appesantito demone grasso, e Paul Stanley, che aveva probabilmente dimenticato la voce a casa, viste la performance da dimenticare, simile a quella visibile in questo video, dove si diverte a martoriare impietosamente Shout It Out Loud.



Insomma, già vedere i Kiss senza Ace Frehley e Peter Criss è una mezza soddisfazione; se poi pure i due sopravvissuti ti fanno alzare il sopracciglio, un po' di amarezza alla fine ti resta a luci spente.

Dopo i Kiss, ecco i Motley Crue nel loro ultimo tour di sempre. E meno male, perché l'ultimo show della band di Los Angeles a Milano ha rappresentato il definitivo declino dei ricordi passati, seppelliti della realtà presente.

Sì, lo ammetto: mi piangeva il cuore a sentire cavalli di battaglia com Shout At The Devil, Wild Side o Kickstart My Heart martoriate da un Vince Neil che ormai sembra la caricatura obesa di se stesso. Da graffiante scheggia bionda impazzati degli anni '80 e '90, sembra ora un'imbolsita versione rock di Boss Hogg.

A sinistra Vince Neil anni '80; a destra Vince Neil oggi, la caricatura super deformed di se stesso

Mick Mars si è esibito in uno degli assoli di chitarra più inutili che abbia mai sentito ad un concerto mentre Nikki Sixx ha palesato la sua utilità solo quando si è presentato con un lanciafiamme integrato nel basso.

Solo Tommy Lee e ha salvato la situazione con la grinta di uno che continua a pestare le pelli come se non ci fosse un domani, ma purtroppo non basta. Eccezionali gli show pirotecnici, lo spettacolo, le piattaforme volanti e le improvvisate scenografiche.

Ma di tutto ciò per me non ha nulla a che fare con l'emozione di poter ascoltare finalmente una colonna sonora radicata nei tuoi ricordi, per ritornare alle tue origini e ripercorrere momenti di vita che ti hanno segnato, semplicemente ascoltando la TUA musica.

E invece no, proprio nel momento in cui avrei voluto aver l'impressione di "ringiovanire", al posto di concedermi un balzo indietro nel tempo di 20 anni, i Kiss e i Motley Crue mi hanno sbattuto in faccia la cruda realtà: che indietro non si torna, che il tempo passa inesorabile anche per gli idoli, che in fin dei conti diventano senza tempo solo quando muoiono o si ritirano.

A volte ti capita di morire giovane, come successo a Kurt Cobain e molti altri, che hanno lasciato all'apice, senza la possibilità di testimoniare al mondo il loro declino temporale; invece altri artisti, forse spinti da un eccesso di avidità o semplicemente da un passione che può anche sfociare nella mancanza di decoro, insistono a reiterare nel tempo il loro glorioso passato, senza avere la minima speranza di potervi competere degnamente.

A fine concerto, quando si spengono le luci, le band se ne vanno e la nostalgia resta, non puoi fare altro che tornartene a casa e spararti di nuovo a tutto volume i loro gloriosi dischi d'annata, quelli sì davvero immortali, per ricordarteli così come li ascoltavi 15 o 20 anni fa.

Credo che non mi presterò più a rincorrere i ricordi invecchiati. Meglio puntare su esperienze nuove ed emozioni fresche. Per il resto, i Crue, preferisco continuare a ricordarmeli così.





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